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di Roberto Bianchin

Il giornalista Roberto Bianchin racconta Moira Orfei da una prospettiva particolare, quella dei suoi impersonificatori. La Regina del circo è sempre stata una delle icone del mondo queer e in molti hanno utilizzato il suo aspetto di diva, sontuoso ma al contempo giocoso, per renderle omaggio, abbigliandosi e pettinandosi come lei. Partendo da un brano tratto dal suo libro “Ultima Turnè” Bianchin intervista Carlo Bruni, una delle Drag Queen che hanno vestito i panni di Moira. Un tributo a un’icona capace di unire mondi diversi e amata da tutti.

Il testo completo si trova in “Moira per sempre” il libro edito da Odoya a cura di Alessandro Serena, disponibile in tutte le librerie fisiche e digitali.

L’ingresso del Moira fu spettacolare. Preceduto da un’allegra marcetta, che l’orecchio fino di Oreste, il direttore musicale, sembrò di riconoscere nella canzone di Madame Arthur, piroettò vorticosamente da un lato all’altro del palcoscenico come un derviscio rotante. Aveva un vestito da torero, sfavillante nei toni accesi del rosso e dell’oro. Nessuno sapeva il suo vero nome. Per tutti, da sempre, era Il Moira. Il Moira e basta. Sempre e soltanto Il Moira. Nome che, tra l’altro, gli stava benissimo. Perché assomigliava in modo impressionante, anche nella pettinatura e nel trucco, alla celebre regina del circo italiano, della quale era amico, confidente e ammiratore

Moira Orfei tra le drag queen

Moira ha sempre avuto, e conserva tuttora, legioni di ammiratori, di fan, di sosia, di imitatori, di drag queen che periodicamente la riportano in scena. Un caso abbastanza raro, dovuto certo alla sua grande popolarità, ma anche, e soprattutto, alla sua personalità, al suo carisma, alla sua simpatia, al suo carattere gioviale, alla sua semplicità, che sbucava prepotente da un mondo fatto di lustrini. È stata anche, e lo è ancora, un’icona gay. Forse la più sorprendente. Anche questo non è semplicissimo da spiegare. […] Moira, come Raffaella Carrà, era un’esplosione di femminilità. E Moira la portava all’eccesso, dal trucco ai boa di struzzo ai vestitini rosa confetto. Ecco. Forse questo, allora. “Moira era quello che avrei voluto essere”, confidò una volta, molti anni fa, un celebre trapezista.

Carlo Bruni con Moira Orfei e Miss Divina

Da anni si celebrano, e si continuano a celebrare in tutta Italia, variopinti e divertenti raduni dei sosia di Moira. Uno dei più clamorosi, con più di mille partecipanti, si tenne undici anni fa a Bari. Sugli schermi dell’emittente locale Telenorba è stato visto da più di seimila persone. Ma anche in trasmissioni televisive come Drag Race Italia si è vista, nella puntata dedicata alle Grandi Dive, una concorrente, Ava Hangar, vestire i panni di Moira. La stessa Orfei è stata madrina di raduni e festival a tema drag, insieme ad alcuni artisti come Manuel Rossi apparso con lei in TV nello show di Fabio Volo Smetto quando voglio.

Moira e le “queen”

È un signore gentile dallo sguardo mite. […] All’anagrafe fa Carlo, Carlo Bruni (no, non è uno scherzo, e nemmeno la versione maschile dell’ex première dame di Francia, si chiama proprio così), nella vita fa anche un lavoro “normale” (è assistente in uno studio dentistico), ed è piuttosto famoso nel mondo dello spettacolo, tra le drag queen […] “Ho iniziato per gioco” racconta “quando mi esibivo come trasformista in un locale di Milano. Era il ’95. Tutti i giovedì, per variare, davano un tema alla serata, una volta capitò il circo. Ciascun artista doveva scegliersi un personaggio. I clowns erano già stati assegnati, gli acrobati non mi ispiravano. Scelsi Moira”.
Perché?
Non lo so. Ho fatto una scelta d’istinto, di cuore. Il suo personaggio mi aveva sempre affascinato. Era la donna ideale, il massimo. Così mi vestii e mi truccai come lei, e scelsi due sue canzoni per andare in scena, “Noi zingari” e “Figure”, due brani del ’75. Fu un trionfo. Quella sera in sala c’era il direttore di un’agenzia di sosia, che mi ingaggiò e mi portò al Maurizio Costanzo Show. Quando conobbi la “vera” Moira Orfei, qualche tempo dopo, mi disse che quella sera lei non era in casa, aveva un impegno fuori, e suo marito, Walter Nones, guardando la tivù, aveva creduto che fosse lei davvero, e invece ero io. È stato il complimento più bello che ho ricevuto. Da quella sera la mia vita è cambiata. Sono diventato Moira. E non ho più smesso di esserlo.

Carlo Bruni è Moira

Cos’aveva di speciale?
In primo luogo era una grande artista. Poi, a prima vista, l’immagine. La rappresentazione perfetta dell’essere femminile. Quindi, conoscendola, il grande cuore. La generosità. L’amicizia e l’affetto che come pochi sapeva dispensare. Speciale in tutto, Moira. Per questo, indimenticabile. Per questo, siamo tutti un po’ Moira.