di Alessandro Serena e Nicola Campostori
Orpheus
Che al Fringe di Edimburgo il circo occupi uno spazio importante non è una novità. Quella che è la rassegna di spettacolo dal vivo più importante al mondo ospita ogni anno show acrobatici, di giocoleria, di comicità visiva. Quest’anno la rilevanza del circo è stata ancora maggiore, perché si è manifestata nell’Edinburgh International Festival, ovvero la kermesse “ufficiale” dalla quale il Fringe si è distaccata prendendo vita nel 1947.
Protagonista di questa affermazione è una delle compagnie di circo contemporaneo più interessanti del panorama internazionale: Circa, gruppo australiano che si contraddistingue per una decostruzione del numero circense classico in favore di trick più fluidi che, sotto l’apparente scelta di essere imperfetti, conservano un virtuosismo tecnico d’altissimo livello; un’estetica che sta facendo scuola presso numerose altre compagini in ogni nazione. È interessante notare la contaminazione tra il Fringe, dove Circa si contraddistingue da anni tra le compagnie di maggior successo, e il festival ufficiale, che ha consacrato la formazione di Brisbane, riconoscendone la qualità e di conseguenza affermando il valore della forma d’arte circense.
Dal 13 al 16 agosto, presso la Playhouse di Edimburgo, è andata in scena Orpheus and Eurydice, l’opera di Christoph Willibald Gluck per la regia di Yaron Lifschitz, direttore di Circa. Sul palco, accanto ai cantanti, gli acrobati della compagnia hanno incarnato i temi, i sentimenti e i passaggi di trama sulle musiche della Scottish Chamber Orchestra.

Ed è proprio l’uso del corpo come strumento comunicativo che ha permesso di fondere perfettamente il genere dell’opera al circo: eliminate quasi del tutto le scenografie, sono i fisici dei performer a generare le scene: essi diventano le mura dell’Ade, le ombre che tormentano il protagonista, i riflessi fisici dello stato mentale di Orfeo. In questo modo, la purezza eterea della voce diventa carne viva e il focus dell’opera, ovvero la forza incontrollabile dell’amore, si materializza di fronte agli occhi degli spettatori, che hanno accolto lo show con un tripudio sfociato in una standing ovation di diversi minuti.

I movimenti degli acrobati rasentano la danza d’avanguardia e allo stesso tempo rimandano ai nuclei centrali dell’espressione circense. La ricerca che sta portando avanti Circa attraverso i suoi show dimostra quanto il circo sia, oltre che una forma di spettacolo codificata, un vero e proprio linguaggio che è possibile applicare a contesti differenti, come ad esempio la reinterpretazione dei classici. Lifschitz decide di negare il lieto fine presente in Gluck, condannando Euridice a rimanere nell’Ade. Ma con questo spettacolo è il circo stesso a confermarsi vivo, forte ed eterno, proprio come l’amore dei due protagonisti.

