di Maria Vittoria Vittori
Moira Orfei è stata un’icona di femminilità per il suo aspetto da diva, i suoi gioielli e i suoi abiti, ma anche per l’emancipazione e per la libertà che ha sempre incarnato. Una donna libera nelle sue scelte e nei suoi modi schietti, simbolo per molte persone che hanno visto in lei un modello di emancipazione.
Gli estratti seguenti sono parte del saggio presente nel volume “Moira per sempre” a cura di Alessandro Serena, Odoya edizioni.

La storia di Moira, che è una storia di libertà, viene da lontano. C’è un rapporto molto stretto, e ancora non molto esplorato, che a partire dalla seconda metà dell’Ottocento unisce la pista del circo alla nascita di una nuova consapevolezza femminile: e questo rapporto, per la cui definizione le analisi di Marco Martini contenute nel saggio Dieci anni di acrobatica a Roma (1874-1883) hanno offerto il primo contributo, passa attraverso la libertà espressa dalle artiste circensi. Se si pensa che in quei tempi la ginnastica era ancora tabù per le fanciulle, considerate fragili e delicate, non si può non concordare con l’opinione di Martini secondo la quale “le artiste circensi furono le prime dimostrazioni viventi dell’inconsistenza delle prevenzioni mediche, sociali e culturali che circolavano allora sulle capacità atletiche delle donne”.

Di questa libertà, che è del corpo e della mente, Moira Orfei è stata non soltanto l’erede, ma anche l’emblema più espressivo del Novecento. Nata con il nome di Miranda, nipote e figlia di circensi formatasi come acrobata e cavallerizza nel circo di famiglia, fin dalle prime uscite pubbliche al di fuori della pista, esprime con la più grande naturalezza questa sua natura di persona indipendente.

Prendiamo la serie di fotografie che nel 1954 le scatta Mario De Biasi: di questo reportage, intitolato Gli italiani si voltano, è diventata famosissima la foto ch’è stata scelta nel 1994 come manifesto ufficiale della mostra The Italian Metamorphosis 1943-1968 presso il museo Guggenheim di New York. […] Vestita di bianco, con una borsetta in mano e scarpe con il cinturino alla caviglia, Miranda si lancia nella quotidianità. Il suo modo d’incedere sicuro, con un’energia gioiosa ben visibile nel movimento impresso a gambe e braccia, è quello di un’artista perfettamente padrona del proprio corpo e abituata a governare lo sguardo altrui. […] Una giovane donna che irrompe in uno spazio pubblico. E lo fa a modo suo, con quella disinvolta consapevolezza di sé che è il suo tratto distintivo e l’accompagnerà sempre.

E così, anche se gira 47 film con registi e attori famosi, il racconto che ne fa nelle innumerevoli trasmissioni a cui nel corso degli anni viene invitata è sempre giocoso, ricco di aneddoti, divertito e divertente perché è ispirato dalla consapevolezza che il cinema è stato come un gioco appassionante, mentre il circo è la sua casa, la sua famiglia a cui è tornata con amore e determinazione ancor più grandi.

Potrebbe dunque questa donna indipendente e determinata essere definita “femminista ante litteram”, secondo la definizione della scrittrice Alessandra Appiano? Direi piuttosto che Moira è una di quelle rare persone felicemente inclassificabili, anticonformiste per natura più che per adesione a un movimento, capaci di coltivare le loro consapevolezze, magari eterodosse, con serena determinazione. […] Una figura capace di attraversare le stagioni dell’esistenza con energia, desiderio di apertura, umorismo; di intercettare e mettere in connessione anche mondi diversi, e tra loro distanti, come la famiglia tradizionale e la comunità LGTBQ.

Il fatto è che Moira, sia nelle scelte degli spettacoli sia nei suoi numerosi interventi pubblici, si è sempre mossa in sintonia con i gusti e le tendenze del pubblico e però al tempo stesso li ha ampliati, li ha sospinti in modo affabile ma deciso verso orizzonti di apertura, quali il valore dell’indipendenza, la libertà di essere ciò che si vuole. E anzi si potrebbe dire che con il suo modo di porsi, e di raccontarsi, le abbia proprio incarnate, queste aspirazioni: è per questo che la sua figura è ancora così potente nell’immaginario collettivo.
