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Il circo e il Papa. Una storia di incontri, emozione e umanità

di Elena Lo Muzio

Quali Papi nel corso del Novecento hanno aperto le porte del Vaticano al circo? E come si sono svolti quegli incontri? Il rapporto tra lo spettacolo viaggiante e la Chiesa ha radici profonde, ma è da meno di un secolo che la Santa Sede riconosce in occasioni ufficiali l’importanza del mondo del circo e dei suoi artisti.

Il legame tra il mondo del circo e il Vaticano ha radici profonde, fatte di incontri straordinari e gesti di sincera vicinanza. Grazie all’intercessione di Monsignor Dino Torreggiani il “curato del Luna park”, uno dei primi religiosi a prendersi cura fin dagli anni Trenta della spiritualità delle comunità viaggianti, nel gennaio del 1956 avviene un incontro tra Papa Pio XII e il Circo Togni. Il Pontefice due anni prima aveva già dimostrato di avere a cuore la vita dei circensi, inviando denaro a un circo tedesco, l’Apollo, bloccato a Malta da un dissesto finanziario, ma aprire le porte del Vaticano fu un gesto importante, lontano dalla diffidenza che spesso la chiesa dimostrava al mondo dello spettacolo in generale, e al circo in particolare. Il 17 gennaio 1956 Papa Pacelli accoglie quattordici bambini del circo, accompagnati dalle loro famiglie. Le cronache elencano i nomi di questi piccoli artisti, tra i quali si riconoscono delle star del futuro: «C’erano José di sette anni che la sera prima aveva debuttato in un numero con la bicicletta, Zenica De Rocchi, sette anni, figlia di una cavallerizza, i due bimbi del clown Gaetano Medini, Paolo Gerardi, Romano, Benito e Sergio Caroli, Sergio e Ottorino Biasini, Eugenio Larible, Peppino Anselmi, Tutti fanciulli che partecipano ogni sera alla cosiddetta battuta all’americana facendo salti mortali sui cavalli. C’erano anche Oscar e Ilea Caroli, piccoli equilibristi chiamati Demoni della morte e Maria Biasini di otto anni».

Gli artisti del Circo Nando Orfei, con Don Franco Baroni, incontrano Paolo VI.

Rispetto ai Giubilei e alle Udienze papali dei giorni nostri, questo primo incontro è stato di certo più formale, senza esibizioni, ma il Pontefice accoglie con gioia i partecipanti, interessandosi anche del loro lavoro, benedicendo bambini e adulti, in particolare Elena Gerardi, madre di Leonida Casartelli, che chiede direttamente al Pontefice un’intercessione e una preghiera per i rischi che il figlio, ogni sera, corre in gabbia tra i leoni. L’anno successivo le porte del Vaticano tornano ad aprirsi per un gruppo di nani, lavoratori e artisti di un circo di stanza a Roma, che avevano chiesto udienza e in pochi giorni avevano ricevuto l’invito. Anche in quell’occasione l’attenzione del Pontefice per questo mondo si fa notare per i suoi modi discreti, ma efficaci; i presenti vengono fatti accomodare in una posizione privilegiata, molto vicina al trono papale, per poter assistere agevolmente all’Udienza e scambiano con Pio XII saluti e ringraziamenti. Questi piccoli, ma significativi, eventi si sono un po’ persi nella storia, ma riscoprirli aiuta a vedere come il legame con i diversi pontefici si sia rinsaldato negli anni. Di certo il più famoso (e spesso indicato come il “primo incontro papale”) è quello con Papa Giovanni XXIII che nel 1958 concede udienza al Circo Orfei al gran completo. Si tratta di un momento toccante e memorabile che ottiene anche la copertina della Domenica del Corriere, grazie al celebre aneddoto dell’incontro tra il Pontefice e il leoncino Dolly, protagonista inconsapevole di una delle più celebri battute di Papa Roncalli.

Nando Orfei in udienza da Papa Paolo VI

Orlando Orfei, al momento di rendere omaggio a Giovanni XXIII, gli porge il cucciolo, nato pochi mesi prima, per una benedizione e, probabilmente, per avere uno scatto di una situazione inusuale e di impatto. Proprio in quel momento il felino emette un ruggito che spaventa il Papa, il quale stava accennando una timida carezza all’animale, ma si ritrae esclamando: «Tenetelo, tenetelo!», ma poi, subito dopo e con un sorriso bonario, aggiunge: «Ho già da fare con il leone di San Marco, mi basta». La scena del Papa Buono che carezza il piccolo Dolly rimane nella storia e viene riportata, come si diceva, sui giornali dell’epoca. Non è l’unico momento da ricordare di quell’incontro, per la prima volta, infatti, gli artisti possono esibirsi di fronte al Pontefice al quale vengono proposti alcuni numeri, tra cui quello di Graziella Venturi con le colombe, che riceve applausi e complimenti dal Papa. La gentilezza e la bontà di Roncalli si vedono anche nel suo modo di rapportarsi con i bambini presenti, lasciando che gli si avvicinino e, addirittura, dà a una bimba la possibilità di toccare la croce d’oro che porta al collo. Giovanni XXIII già dai tempi in cui era Patriarca di Venezia, ha avuto l’occasione di visitare diversi complessi e celebrare una messa per la comunità viaggiante. e le parole che durante l’Udienza dedica al Circo Orfei sono un lascito che dimostra la sua vicinanza al mondo del circo. «Il Signore ha detto agli apostoli “andate!” e piano piano l’apostolato della Chiesa si è sviluppato verso tutte le altre manifestazioni umane. Del resto San Giovanni Bosco e San Filippo Neri hanno svolto, ai loro tempi, un apostolato che poteva sembrare bizzarro. I circhi oggi si sono nobilitati e sono diventati, nel loro genere dei veri signori e, in genere, eseguono spettacoli ricreativi morali. Non è quindi sempre vero che il mondo, invecchiando, peggiora. ma migliora. Perciò vi ringrazio della visita: io vi vedo volentieri quando passate a Roma, Venite ancora trovarci perché noi, purtroppo, siamo sempre qui. E ancora voi pregate per me e io prego per voi».

Paolo VI e Leonida Casartelli.

L’invito viene preso sul serio e, anche con il suo successore Paolo VI, gli incontri tra circo e Pontefice in carica diventano sempre più frequenti. Nelle sale vaticane arrivano i circhi di Darix ed Enis Togni, nel 1977 quello di Nando e Liana Orfei con un numero di colombe presentato da una giovanissima Ambra, e l’anno successivo il Medrano. Quest’ultimo arriva in un momento delicato per il Pontefice, affaticato da uno stato di salute precario e reduce da una lunga convalescenza. Dopo giorni in cui Papa Montini non riesce a partecipare agli incontri e alle udienze, il 22 febbraio 1978, si aprono le porte di Sala Nervi, dove gli artisti del Circo Medrano hanno l’onore di esibirsi. È lo stesso Paolo VI a dare il via agli applausi a scena aperta, seguendo i numeri con emozione e gioia, e, nonostante la stanchezza, si attarda a salutare e ringraziare gli artisti, protraendo l’udienza. L’incontro si chiude con queste parole del Pontefice:  «La vostra vita pelleginante è un’occasione per ricordare a tutti che l’esistenza umana su questa terra è provvisoria e che occorre passare facendo del bene».

Papa Wojtyla e Enis Togni.

Ma è con Papa Giovanni Paolo II che il rapporto tra la Chiesa e il mondo dello spettacolo viaggiante raggiunge un’intensità speciale. Karol Wojtyla, attore in gioventù, conosce bene la forza comunicativa dell’arte e la sua capacità di toccare il cuore umano, accogliendo in molte occasioni artisti di diversa estrazione, ma con un affetto e un rispetto speciale verso i circensi, invitati con piacere ad esibirsi di fronte al Pontefice. Uno dei primi complessi ad essere accolto da Giovanni Paolo II è quello del Circo Medrano nel 1981, i cui artisti presentano i loro numeri in Sala Nervi, nonostante l’animo segnato da ciò che era accaduto pochi giorni prima alla trapezista Evelise De Rocchi, rimasta ferita gravemente dopo una caduta. È soprattutto a lei che il Santo Padre rivolge un pensiero: «So bene che la vostra è un’attività faticosa, dura, pericolosa: è di questi giorni l’incidente occorso alla vostra trapezista, alla quale rivolgo un augurio particolarmente affettuoso. Sappiate che nell’opera che svolgete la chiesa vi è vicina.» 

Artisti del Coro dell’Armata Rossa, portati in Italia da Walter Nones e Moira Orfei, nel 1987 incontrano Papa Wojtyla. È la prima volta che dei militari sovietici entrano in Vaticano.

Le occasioni di incontro diventano molteplici e sempre più variegate, con momenti rimasti nella memoria collettiva, non solo in quella degli artisti. Wojtyla è stato un ponte con l’Est Europa e ne è dimostrazione l’accoglienza del Circo di Mosca nel 1982 (con tanto di benedizione di un orso!) e quella dell’Armata Rossa accompagnata da Walter Nones e Moira Orfei nel 1988.  Orfei e Nones non sono nuovi a incontri spettacolari, dato che, già il 5 gennaio 1986, portano in Piazza San Pietro artisti e più di trenta animali, bardati a festa per celebrare il nuovo anno e l’Epifania, ricevendo il saluto del Pontefice al termine dell’Angelus.  In altre occasioni Papa Wojtyla ha saputo dare appoggio ai circensi, sempre con parole di ammirazione e di speranza «Far nascere il sorriso di un bambino, illuminare per un istante lo sguardo disperato di una persona sola, e, attraverso lo spettacolo e la festa, rendere gli uomini più vicini gli uni agli altri, è la grandezza di queste professioni», dice in una delle numerose udienze.

Il sorriso di Papa Giovanni Paolo II mentre assiste all’esibizione del Circo Americano con Enis e Ferdinando Togni.

Sfogliando le immagini e gli articoli dell’epoca è impressionante la carrellata di volti e di nomi che passano sotto agli occhi quando si parla degli incontri papali con il circo: Elvin Bale, Enis Togni, Joseph Bouglione, Darix Togni, Nando e Liana Orfei, Walter Nones, Moira, Casartelli e molti altri ancora, fino agli ultimi mesi di pontificato quando, nel dicembre del 2004, nonostante le condizioni di salute precarie, assiste all’esibizione di Guido e Maycol Errani, durante il VII Congresso Internazionale di Pastorale per gli Operatori del Circo e dello Spettacolo Viaggiante. Con la forza che gli è tipica Giovanni Paolo II legge di persona un discorso toccante, nel quale sottolinea: «In un tempo in cui sembra contare solo la frenesia del produrre e dell’arricchirsi, portare gioia e festa è testimonianza reale di quei valori non materiali che sono necessari per vivere la fraternità e la gratuità». Le parole di ogni Pontefice, i loro sorrisi, gli applausi che generosamente rivolgono agli artisti, tutto questo alimenta e rinsalda un legame tra il circo e la Chiesa, ma soprattutto sono il riconoscimento della dignità e del valore umano e spirituale delle persone che abitano il mondo dello spettacolo viaggiante. Un filo che unisce sacro e spettacolare, spiritualità e arte, in un dialogo fatto di emozione, rispetto e vera umanità.