Skip to content Skip to footer

Il cimitero del circo. Il “salto mortale” pieno di vita di Bussolengo

di Nicola Campostori

Il progetto “Il cimitero del circo – Salto MORTALE”, ideato da Mosaico Errante e sostenuto dal Ministero della Cultura, rappresenta la prima iniziativa in Italia a celebrare una parte del patrimonio e della tradizione circense del nostro Paese non ancora esplorata. Il punto di partenza e fulcro dell’iniziativa, infatti, è il camposanto di Bussolengo, cittadina veneta divenuta una vera e propria colonia per molte celebri famiglie circensi (come Caroli, Casartelli, Larible, Medini, Togni e molte altre). Sul piano operativo e relazionale, in questi ultimi mesi è già stato svolto un consistente lavoro preparatorio grazie a una stretta e proficua collaborazione con l’amministrazione comunale. È stato effettuato un sopralluogo al cimitero di Bussolengo per rendere omaggio ai circensi sepolti ed è già stata avviata la produzione dei primi contenuti multimediali. Attualmente, la grande sinergia con il comune sta permettendo di definire e dare forma agli eventi previsti per il prossimo ottobre, che vedranno tra i momenti centrali una commemorazione performativa presso il cimitero e la creazione di uno spettacolo di teatro-circo destinato alla tournée. In questo contesto di creazione, il Quartet Dekru sta già provando il nuovo show a Legnago presso Circartis, realtà con la quale è attiva una collaborazione focalizzata sulla realizzazione di laboratori inclusivi, dopo aver già preso parte ad alcuni eventi nel territorio di Bussolengo.

Nell’articolo di Nicola Campostori, apparso nell’ultimo numero della rivista Circo, tutti i dettagli di questo progetto, tra memoria e futuro.

Il cimitero di Bussolengo (foto di Sara Meliti).

La morte, come insegna ‘A livella di Totò, annulla le differenze; è un mistero che ci unisce tutti e che rende ogni esistenza preziosa, importante. Di fronte ad essa, ogni storia personale assume una propria peculiarità che si va a inscrivere nella storia dell’umanità. In Italia c’è un luogo unico al mondo per riflettere su queste questioni e su come esse possano esprimersi attraverso l’arte: il cimitero dei circensi a Bussolengo. Questa cittadina veneta è stata inizialmente la residenza del Circo Medrano per poi diventare una vera e propria colonia circense, ospitando nel corso del tempo diverse famiglie. Nel suo camposanto riposano dunque numerosi artisti che hanno inciso il loro nome nella storia dello spettacolo popolare del nostro paese; a titolo di esempio, giacciono a Bussolengo Enrico Caroli (il più celebre cavallerizzo di tutti i tempi), suo fratello Francesco, clown bianco il cui successo lo ha portato anche al prestigioso Circo Roncalli, Leonida Casartelli, capostipite dell’omonima dinastia e uno dei più importanti impresari circensi del Novecento, sua moglie Wally Togni Casartelli, i genitori di David Larible, Lucina Casartelli ed Eugenio Larible (la prima tra le artefici del successo del medesimo marchio, il secondo artista poliedrico e grande insegnante).

La tomba di Leonida Casartelli (foto di Sara Meliti)

Il cimitero di Bussolengo custodisce dunque una parte fondamentale del patrimonio immateriale del circo italiano; un’eredità preziosa al centro di un progetto speciale sostenuto dal Ministero della Cultura e realizzato da Mosaico Errante (una delle principali compagnie di teatro-circo del nostro paese), con la collaborazione dell’Ente Nazionale Circhi: Il cimitero del circo – Salto mortale parte da questo luogo della memoria per realizzare un omaggio a tutti gli artisti del circo classico tricolore del passato con l’obiettivo di tramandare il loro valore alle nuove generazioni di performer e al grande pubblico contemporaneo. Il percorso inizia con due filoni di studio: da una parte si approfondiranno i profili di alcuni dei circensi che riposano a Bussolengo, dall’altra si svilupperà un’accurata ricerca antropologica, estetica e iconografica sulla relazione tra la morte il circo. Questa forma d’arte, infatti, ha un legame peculiare con il trapasso: al circo si festeggia la vita proprio sfidando il pericolo, persino quello mortale; la letteratura in materia abbonda inoltre di rilevazioni sull’ambiguità della figura del clown, da una parte fonte di allegria e dall’altra detentore di un’aura misteriosa riconducibile all’ombra, il che ne fa un mezzo potentissimo di riflessione esistenziale sul destino degli esseri umani.

La tomba di Francesco Caroli (fpto di Sara Meliti)

L’esito di queste riflessioni sarà una serie di attività che si svolgeranno lungo tutto l’anno: verranno realizzate conferenze dedicate a morte, circo e clown con focus tematici su alcuni degli artisti sepolti a Bussolengo e momenti performativi e di commemorazione dei circensi studiati nella ricerca. Dato il tema del progetto, esso concentrerà diverse sue azioni nel periodo di Halloween, trasformando quella festa dedicata ai morti in un momento di celebrazione del passato del circo italiano e di divulgazione delle sue potenzialità nel presente e nel futuro. Il 23 ottobre, presso Villa Spinola a Bussolengo, si svolgerà una conferenza-spettacolo tenuta dal professor Alessandro Serena (direttore artistico di Mosaico Errante e ideatore del progetto) con la partecipazione del Quartet Dekru, pluripremiati mimi ucraini; il giorno successivo, all’ingresso del cimitero della cittadina veneta, ci sarà una cerimonia commemorativa alla presenza della comunità circense di Bussolengo e dintorni e degli allievi e docenti dell’Accademia d’Arte Circense di Verona, nella quale si ricorderanno gli artisti che riposano nel camposanto e, attraverso la loro storia, si celebrerà il circo come arte della vita. Subito dopo, al Teatro Santa Maria Maggiore di Bussolengo, verrà messo in scena uno show di clownerie e teatro fisico ispirato ai temi del progetto. Peculiarità de Il cimitero del circo – Salto mortale, infatti, è l’unione tra attività di ricerca, azioni divulgative e produzione spettacolare. L’esito finale sarà la creazione di un vero e proprio spettacolo che, mantenendo sempre l’approccio leggero che caratterizza l’intera iniziativa, affronterà il nesso tra morte, circo e clown; uno show pensato per riscoprire la comicità classica e proporla con i linguaggi della visual comedy contemporanea. Un ulteriore modo per consegnare la ricchezza del passato al presente.

Il Quartet Dekru

La Porta del Cielo, questo il nome dello spettacolo, ha già ottenuto l’appoggio concreto di Arteven, il circuito multidisciplinare del Veneto, che ne ha ospitato un’anteprima lo scorso 15 maggio al Teatro Toniolo di Mestre, durante le assegnazioni del Premio Pierluca Donin, e che ne sosterrà
la circuitazione nei teatri regionali. Lo spettacolo è stato selezionato per “Cantiere Goldoni”, bando promosso dal Teatro Stabile del Veneto, in collaborazione con Arteven. Si tratta di uno show di teatro fisico che affronta in maniera leggera un tema in apparenza tragico: la morte. In un cimitero abbandonato, dove la natura si intreccia ai marmi dimenticati, un custode tenta con meticolosa ostinazione di mantenere un ordine ormai perduto. Tra erbacce e lapidi scheggiate, la quiete viene scossa dall’irruzione di tre anime trasformiste, appartenute a due uomini e una donna. Sono fantasmi? Spiriti che non trovano pace? O apparizioni che raffigurano tutti i tipi di umanità? Tutte le risposte sono valide agli occhi del pubblico, che presto viene chiamato in causa, portato in scena e coinvolto in una surreale seduta spiritica. Sulle note di brani di musica classica alternati a successi pop accompagnati da una chitarra suonata dal vivo questa Spoon River fisica si popola di personaggi, storie, e gag poetiche ed esilaranti. Tra tombe invecchiate dal tempo, i corpi dei quattro performer lottano con oggetti reali che sembrano animati da una volontà propria: dei mazzi di fiori, antiche foto sbiadite, una tavola imbandita; grazie alla loro multiforme capacità espressiva dànno vita a numerosi caratteri che, prendendo spunto dai sette peccati capitali, esprimono i tratti tipici, i vizi e le passioni di un’umanità imperfetta, fragile ma redenta dalla bellezza e dall’amore. E dalla possibilità di ridere. In un momento storico in cui il circo classico sembra essere in crisi, questo progetto ne sottolinea invece la vitalità, mostrando come proprio la resilienza di fronte alle sfide della contemporaneità e il rapporto col limite
(del nostro corpo, della nostra vita) siano connaturate allo spettacolo popolare.