Flavio Togni compare in quattro numeri all’interno della scaletta dell’edizione 2011 del Circo Americano: prima con gli elefanti, poi con i cavalli, con le tigri e infine ancora con i cavalli. A testimonianza di una passione, quella per gli animali, che si è fatta vita e lavoro, i cui segnali si sono palesati in giovanissima età e che gli ha fruttato plausi e premi: il primo clown d’argento al Festival di Montecarlo a sedici anni, un altro nel 1983 e nel 1998 e poi l’ambito oro all’inizio del 2011.

Naturalmente non è mancata nemmeno qualche protesta davanti al circo, per la verità promossa da piccoli gruppi di animalisti attraverso sit-in e manifesti. “Animalisti ce ne sono stati, per esempio si è svolta una manifestazione della Lav, la qualcosa va anche bene. Il problema si crea quando si presentano gruppi più aggressivi come Centopercento animalisti, associazione che opera più nel nord est e i cui attivisti si comportano quasi come fossero degli ultras, agendo però in un contesto con pubblico di famiglie e bambini dove tutto ciò diventa pesante. La libera espressione delle proprie opinioni è ben accetta, purché avvenga in maniera civile”, commenta Flavio Togni.

La passione per gli animali matura prestissimo in Flavio Togni, già verso i tre anni, quando sfuggendo al controllo dei genitori va sempre a curiosare fra i cavalli o vicino alla gabbia dei domatori. Il nonno e lo zio sono entrambi artisti di circo abituati a lavorare con gli animali e per la professione di Flavio si rivelano preziose fonti di consiglio: “Spesso mi dicevano cosa fare e quando provavo qualche esercizio in maniera nuova loro mi facevano notare che quello che può sembrare facile oggi rischia di rivelarsi un problema dopo qualche mese o qualche anno”.


I segreti del successo si colgono durante i numeri che prendono vita sulla pista: si nota la classe, la calma, la pazienza, il feeling che si crea tra ammaestratore e animali, la tolleranza e l’intesa. E anche l’umiltà e la curiosità nell’apprendere giorno dopo giorno qualcosa di nuovo.
“La pazienza è la qualità principale: se viene a mancare perdi anche la fiducia che l’animale ripone in te. Se un animale si agita è in te che deve ritrovare la tranquillità”.
Spesso gli animali, con la loro spontaneità, suggeriscono spunti per nuovi numeri e nuovi giochi: “Sono loro che insegnano qualcosa a te, basta saper cogliere le sfumature. Per esempio nel numero con i cavalli facendo un certo esercizio è accaduto che piano piano un cavallo ha iniziato di sua iniziativa a venirmi vicino perché voleva da mangiare e così si è formata da sé una gag che funziona e che al pubblico piace”.
La tolleranza è un altro elemento fondamentale: “Agli animali purtroppo manca solo la parola, se hanno qualcosa che non va può essere per mille motivi: mal di testa, indisposizione, il vicino che gli ha dato fastidio… Non sono tutti uguali e non sono macchine, bisogna saper vedere e capire, tolleranza e comprensione sono due qualità che si sviluppano solo con l’esperienza”.
Come si diceva all’inizio Flavio ha avuto la fortuna, essendo nato nel circo ed avendo lo zio e il nonno già impegnati nel lavoro con gli animali, di aver potuto apprendere molto senza perdere tempo e cadere in errore, ma la curiosità non è mai venuta meno. Non solo. “Non ho mai avuto paura di chiedere consiglio, anzi: spesso ho chiesto pareri a personaggi come Fredy Knie, Alexis Gruss o Lucien Gruss senza mai sentirmi inferiore. A loro devo dire grazie perché se ci si atteggia con arroganza pensando di sapere tutto si ha finito prima ancora di cominciare”.
Stefania Ciocca
