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di Alessandro Serena

Un’icona Pop unica nel suo genere. A dieci anni dalla scomparsa, il 15 novembre 2015, Moira Orfei è ancora presente nella memoria dei colleghi, degli operatori, dei giornalisti, dei critici, delle autorità e soprattutto degli spettatori, i quali per oltre mezzo secolo le hanno tributato un amore incondizionato, quello che viene destinato a poche figure leggendarie.
Di solito in Italia i nomi degli artisti di circo non vengono ricordati, non rimangono impressi nell’immaginario collettivo. Fra gli spettatori nessuno ricorda il nome di un grande giocoliere del passato, di un trapezista o di un clown. Provate a chiedere in Spagna il nome di un pagliaccio; ve ne faranno almeno una decina. In Francia o in Russia, le stelle del circo abitano di sovente lo stesso firmamento del cinema, del teatro o della canzone. In Germania tutti hanno memoria di Karl Hagenbeck, mentre in Italia non è ricordato neppure per aver progettato il Bioparco di Roma. E ai nostri giorni nelle Americhe e in Russia tutti sanno chi sia il clown italiano David Larible.
Una bella eccezione è stata Moira Orfei, la più conosciuta fra gli artisti di circo e l’unica in grado di reggere il confronto con personaggi di altre forme di spettacolo in quanto ad indice di popolarità. Un successo che per la “Moira nazionale” è durato per oltre mezzo secolo, coprendo un ciclo di tre o quattro generazioni e interessando anche spettatori speciali. Per capirci: nel programma di sala del circo sono raccolte foto con importanti personaggi, una cosa abbastanza abituale, ma in questo caso non sono le classiche istantanee rubate in fretta. In questo caso erano i cosiddetti VIP a implorare una foto con Moira, un vero e proprio oggetto di culto. Probabilmente la sua fama si è formata grazie a diverse circostanze: la partecipazione a film di grande successo, soprattutto negli anni ’60, le numerose partecipazioni a programmi televisivi
di primaria importanza, i milioni e milioni di manifesti con il suo volto sorridente affissi per oltre quarant’anni in tutta Italia.


E soprattutto il suo essere un personaggio con delle caratteristiche precise, sempre uguali; siano esse esteriori, come la pettinatura, il trucco, i vestiti; sia interiori, come l’amore per il marito, la famiglia ed il lavoro. Caratteristiche, quelle citate, ripetute all’infinito, senza sbavature, con la costanza di mantenere
uguali certi punti di riferimento negli anni, con la forza di un marchio; la Walt Disney o la Coca Cola del Circo. Ciò ha contribuito a rendere Moira immediatamente riconoscibile da chiunque. Per questo è anche il personaggio circense che vanta più tentativi di imitazione, siano questi scherzosi come quelli di alcuni comici della televisione italiana, che poco piacevoli come i molti “finti orfei”; circhi che portano
il nome di una delle famiglie di circo più famosa d’Italia. Ma anche queste imitazioni non hanno che contribuito a rafforzare la genuinità della vera Moira Orfei, la “Moira nazionale”, pressoché l’unico artista circense italiano al quale spettatori e VIP chiedevano un autografo.

Vittorio Gassmann e Moira Orfei in Profumo di donna, 1974

Un aspetto interessante: Moira proponeva un modello tradizionale di famiglia, con il grande amore sempre dimostrato verso il marito Walter Nones e verso i figli Stefano e Lara. Ma allo stesso tempo è diventata uno dei più efficaci simboli della rivendicazione orgogliosa della diversità, con particolare riferimento a due grandi comunità, quella zingara, con la stessa Moira che da sempre dichiara di esserne parte (pur non essendoci prove concrete a proposito), mentre di solito la maggior parte della élite intellettuale del paese prende le distanze da questa etnia. E quella gay e transessuale che organizza addirittura concorsi di sosia di Moira, posta di diritto ad icona gay accanto ad altre rare artiste come Raffaella Carrà o Mina.
Come si diceva, un personaggio dalle mille dimensioni e sfumature, protagonista in molti ambiti diversi. Regina indiscussa del Circo, capace di attirare più di quaranta milioni di spettatori sotto i suoi tendoni in quasi cinquant’anni. Interprete di una quarantina di film di grande successo commerciale, in alcuni casi in pellicole entrate nella storia del Cinema italiano, anche se solo con un breve cameo. Ospite di decine di trasmissioni Tv, a volte per presentare le attrazioni del suo circo, più in là nel tempo per rappresentare sé stessa, ormai diventata egli stessa un’attrazione, la più grande.
Compagna di conversazione, per qualche ora, di personaggi della cultura italiana, diversissimi fra loro. Da Pierpaolo Pasolini a Giulio Andreotti, da Federico Fellini a Enzo Tortora e innumerevoli altri. E infine, tutto questo messo insieme, come in un caleidoscopio di lustrini e piume di struzzo, che lei amava tanto.
In un’epoca in cui il circo è in continua trasformazione, come dimostra l’esperienza del nouveau cirque, è interessante inoltre cercare di comprendere se la rutilante attività di Moira e Walter abbia anticipato queste estetiche.

Moira con David Larible

Per provare a ricordarla è stato necessario un approccio a più voci per avvicinarsi in qualche modo alla sua natura multiforme. Si può guardare a questo volume come ad uno dei grandi spettacoli che Moira (e il marito manager Walter Nones) erano soliti organizzare scritturando solo gli artisti migliori. Ognuno
per la sua specialità. Antonio Buccioni, presidente dell’Ente Nazionale Circhi, ha ricordato l’importanza di Moira per tutto il settore, strettamente collegata al suo valore umano. Al sottoscritto è andato il compito di tratteggiare un ritratto generale della Regina del Circo, rivelando fatti poco noti, quasi a preparare il terreno per gli interventi successivi. Raffaele De Ritis, professore di Economia delle Industrie Creative a Pescara, racconta delle modalità artistiche e di impresa adottate dalla coppia Orfei-Nones durante il tempo, con sorprendenti riferimenti alla cultura cangiante del Belpaese. Alain Frere, uno dei massimi archivisti e collezionisti di materiale iconografico circense, fra i fondatori del Festival del Circo di Monte Carlo, ha composto un saluto alla Regina, da lui incontrata in varie occasioni. Alessandro Avataneo, docente, regista, critico del grande schermo, ha analizzato la filmografia di Moira, evidenziando curiosità
e segnalando i titoli per qualche motivo più significativi. Elena Lo Muzio, dottoressa in Storia del Circo, si è occupata della sfavillante carriera televisiva della Orfei, con una ricca filiera di racconti, aneddoti e incroci con veri e propri miti della cultura popolare italiana come Pippo Baudo, Maurizio Costanzo, Raffaella Carrà e molti altri. Il giovane ricercatore Salvatore Arnieri ha realizzato un vero e proprio viaggio nel passato, raccontando della cittadella viaggiante di Moira Orfei, un’incredibile comunità itinerante di circa 200 persone fra artisti, inservienti, amministrativi. Completa di ogni servizio per i suoi “abitanti”: scuola, ristorante, officina, falegnameria, lavanderia, persino barbiere. Un affresco di un mondo dentro al mondo che oggi è davvero difficile trovare altrove.


Un ampio blocco del volume è dedicato alla valenza che Moira ha avuto per il femminismo e per la comunità gay.
Roberto Bianchin, per anni inviato de La Repubblica, ha raccontato della nota capacità di Moira di attirare le simpatie delle Drag Queen e delle loro profonde motivazioni.
Ma Moira è stata anche un forte simbolo di donna indipendente e libera. Lo racconta bene Maria Vittoria Vittori, giornalista culturale (per Il Mattino e L’Indice) e autrice prolifica per riviste di femminismo.
Alessandra Modignani Litta, la massima ricercatrice e ricostruttrice di genealogie circensi, ha dipinto altri modi di vivere la femminilità al circo con i ritratti di Wally Togni, Fiorenza Colombo e Wanda Caveagna.
Dario Duranti, componente della Commissione consultiva Circo e Spettacolo viaggiante, racconta della rivalità, presunta o reale, con la cugina Liana Orfei. Quasi come quella fra Mozart e Salieri, ci si troverà a scoprire i parallelismi fra due grandi carriere.
Per fortuna un ricordo a firma della stessa Liana, Signora del Circo, mette gioiosamente fine al dibattito.
Francesco Mocellin di professione avvocato ma per vocazione appassionato di circo, parte del Board dell’European Circus Association, racconta delle mille implicazioni che legavano l’impresa di Moira e Walter con le istituzioni ma soprattutto con gli estimatori dell’arte circense.


Il ruolo di ambasciatrice di pace, insito nella vita di una Regina del Circo, comporta lunghi viaggi nel mondo con tutta la propria carovana di meraviglie. Arnieri e Duranti, a quattro mani, firmano il racconto dell’incredibile avventura in una Nazione che all’arrivo (via mare) dei carrozzoni si chiamava Persia e quindi cambiò nome in Iran, in seguito alla rivoluzione dell’Imam Khomeyni, il cui entourage proibì alla piccola comunità di far rientro in patria, costringendo Moira e Walter a mille peripezie nel Medio Oriente. Una vicenda che riverbera nell’attualità.
Chiude il volume di nuovo Lo Muzio con un saggio sulla presenza costante nel tempo di Moira a Milano in un rapporto quasi di simbiosi con la città “da bere”. Racconto compiuto dal saluto di Paolo Bosisio, per decenni Professore emerito di Storia del Teatro e dello Spettacolo dell’Università degli Studi di Milano.
Realizzare questo volume è stato possibile solo grazie ad un’ampia cooperazione. Oltre agli autori, sono da ringraziare Nicola Campostori, Salvatore Arnieri, Gabriele Adani, e soprattutto la citata Elena Lo Muzio, per quanto riguarda la revisione dei testi, gli apparati di note, la raccolta di immagini e molto altro.
Siamo grati ai figli della Regina, Stefano e Lara, che ci hanno amabilmente dato la loro benedizione nello svolgimento delle ricerche e della composizione dell’opera.

Ritratto di famiglia con Walter Nones, Moira e i giovanissimi Lara e Stefano