di Salvatore Arnieri e Dario Duranti
Nel volume “Moira per Sempre” un lungo saggio scritto a quattro mani da Salvatore Arnieri e Dario Duranti ripercorre nel dettaglio, grazie al contributo di Giuseppe Massimiliano Nones testimone della vicenda, il lungo viaggio del Circo Moira Orfei in Iran. Iniziata a fine 1977, e terminata oltre un anno dopo, quell’esperienza fu una delle più drammatiche vissute dal complesso che fu travolto dalla rivoluzione islamica del 1978, impossibilitato a tornare in patria e costretto ad affrontare privazioni e attentati. Grazie all’aiuto dell’armatore Achille Lauro il circo poté rientrare in Italia e riprendere la sua tournée a Napoli, scatenando, però, quella che viene ricordata come la “Guerra dei Circhi”. Uno spaccato della storia del circo italiano che si intreccia con la Storia, come si può leggere in questi brevi estratti. Il testo completo, come sempre, è nel libro “Moira per Sempre” disponibile in tutte le librerie fisiche e digitali.

Viaggio di andata
Il convoglio è imponente, composto da due treni per un totale di 68 vagoni. Per far rientrare nella sagoma ferroviaria i carri devono rimuovere le gomme degli autotreni e montare i serbatoi sul tetto. In treno viaggiano i vagoni degli animali, quelli del fieno e una carrozza con il gruppo elettrogeno per fornire luce alle roulotte dove vivevano gli artisti.
I mezzi sui binari attraversano la Jugoslavia molto rapidamente, per entrare poi in Bulgaria. Durante una sosta a Sofia, la polizia bulgara bussa alla roulotte di Giuseppe Nones, responsabile del treno. Quando Nones apre la porta si trova di fronte gli agenti con il fucile spianato senza che nessuno ne capisse il motivo, né la lingua. All’epoca, la Bulgaria si trovava ancora sotto l’influenza sovietica, e la tensione è palpabile. Nones racconta che lui e i suoi collaboratori vennero condotti in una stanza all’interno della stazione ferroviaria. Solo dopo l’arrivo di un interprete, la situazione viene chiarita: la polizia aveva contato venticinque persone sul treno, mentre nei documenti ne risultavano ventiquattro. Giuseppe Nones insiste: sono in ventiquattro, non venticinque. Quel che non sa è che il capo elettricista Armando Folli (che avrebbe dovuto viaggiare in auto con Mauro Orfei e Osvaldo Pugliese) era salito sul treno a Sofia, per preparare le luminarie durante il viaggio. La polizia ha quindi sospettato che stessero trasportando clandestinamente qualcuno, quando in realtà si è trattata soltanto di una leggerezza in buona fede.

Primi successi in Iran
Dopo giorni di viaggio, la carovana raggiunge Teheran. Alla stazione ci vogliono due giorni interi per scaricare tutto il materiale, perché bisogna rimontare le gomme, i serbatoi e le varie parti smontate per il trasporto ferroviario. Il circo sarebbe stato montato in un complesso fuori dalla città, il parco Shahanshahi, con campi da golf e impianti sportivi, ma la stazione dista 25 chilometri dalla piazza dove il circo avrebbe dovuto installarsi. I pochi mezzi su gomma presenti fanno la spola per trasportare tutto il materiale dalla stazione al porto; le roulotte senza un mezzo proprio vengono trainate da piccoli camioncini, gli animali caricati su un rimorchio aperto, adibito al trasporto della pista e trasportati attraverso il centro della città suscitando grandissima curiosità tra i passanti, una sorta di “cavalcata” non preventivata, ma che sortisce lo stesso straordinario effetto sulla popolazione locale.
Il Circo Orfei a Teheran riscuote un successo straordinario: lavora senza sosta e il pubblico lo accoglie con entusiasmo: ‘Il venerdì, che per i musulmani è un giorno festivo al pari della nostra domenica, si tenevano tre spettacoli, sempre esauriti’ – ricorda Nones – ‘Quando il circo era pieno e continuava la fila davanti alla biglietteria, il pubblico tornava per lo spettacolo successivo oppure restava in coda ad aspettare’
Nel primo lieto periodo di permanenza a Teheran il circo può contare sulle visite di delegazioni della famiglia reale. Una rappresentanza del circo viene anche ricevuto al palazzo dallo Scià di Persia e da sua moglie, l’imperatrice Farah Diba, presentando anche una selezione di numeri dello spettacolo tra questi gli scimpanzé della famiglia Bizzarro e i clown portoghesi Cardinali.

Scoppio della rivoluzione
Nella notte del 14 marzo 1978 la scuderia dei cavalli in tela, montata a pochi passi dalla recinzione esterna del circo, viene incendiata. Il bilancio non è grave, solo uno dei sette cavalli murgesi rimarrà ustionato in maniera non grave. Da quel momento alcuni degli operai, furono messi a fare le sentinelle «chi la faceva di notte dormiva di giorno e viceversa» ma questo non è sufficiente. Nonostante l’allerta, infatti, una molotov
viene lanciata sul tendone. Anche questa volta i danni fortunatamente non sono ingenti ad eccezione di una bruciatura della plastica esterna.
Il 19 agosto 1978 circa 430 persone perdono la vita a causa di un incendio di origine dolosa scoppiato all’interno di un cinema; la strage viene attribuita allo Scià e alla Savak e questo alimenta disordini in tutto il paese.
Il circo resta bloccato nella periferia di Teheran da metà agosto fino a metà dicembre. Il piazzale viene organizzato al meglio per rendere la permanenza più confortevole possibile, allestendo piccole tende, un recinto circolare dove far provare gli animali e poche altre strutture. Viene persino allestita una tenda-cinema, grazie all’aiuto dell’Ambasciata, che fornisce una macchina da proiezione e alcune pellicole cinematografiche, tra cui dei film di Moira. La sera, dopo il lavoro, si riuniscono sotto la tenda e guardano i film tutti insieme.

Tentativi di rientro
A fine settembre Moira a Teheran inizia il digiuno per sollevare l’attenzione sulla situazione che tiene prigioniera il Circo in Persia. Il 12 ottobre Moira e Lara atterrano a Fiumicino, mentre il Circo è ancora bloccato a Teheran, e iniziano un’azione mediatica importante per suscitare attenzione delle Istituzioni in modo che favoriscano lo sblocco della situazione e il rientro del Circo in Italia. Emblematica la foto di Moira che, scesa dall’aereo, si inginocchia e si fa il segno della Croce a favore dei giornali.
A risolvere la situazione ci pensa l’armatore campano Achille Lauro che mette a disposizione una nave della sua flotta per il recupero del circo in Iran. Rimangono da coprire le sole spese di carburante, che si accolla lo Stato. Il 28 ottobre finalmente, la situazione si sblocca. Farah Diba, la moglie dello Scià, interviene presso il Ministero delle Finanze, ordinando di restituire i passaporti al personale del circo e dichiarando che non avevano più alcun debito verso lo Stato iraniano. È così che la maggior parte della compagnia può rientrare in Italia in aereo.

La guerra dei circhi
Mentre in Iran la situazione sembra volgere verso una soluzione, in Italia al contrario sta per andare in scena uno degli scontri più accesi all’interno della categoria circense proprio a causa del rientro del complesso di Moira. Il 12 novembre infatti ha luogo uno degli episodi più clamorosi di questa vicenda. L’Ente Circhi assegna la piazza di Napoli al Circo Moira Orfei, come supporto alla difficile situazione economica che il circo sta affrontando a seguito della crisi in Persia. Una sorta di agevolazione e compensazione del momento drammatico, che andrebbe a sovvertire i giri di piazze che si stanno definendo. Livio Togni, che manca da Napoli col suo circo dal febbraio 1975 e che ha previsto di trascorrere le Feste nel capoluogo campano, inscena una plateale manifestazione di protesta. Innalza le 6 antenne del grande chapiteau del Circo Jumbo sulla piazza di Via Marittima, si arrampica in cima ad esse, minacciando di non scendere fino alla concessione definitiva dell’area, digiunando e comunicando con i media tramite un megafono. […] Con una mediazione di Egidio Palmiri, presidente dell’Ente Nazionale Circhi che tenta una soluzione diplomatica. Alla fine di questo periodo rovente, infatti, si trova un accordo: Divier Togni rinuncia alla piazza di Bari in favore del cugino Livio che dunque trascorre le Feste in Puglia (anziché a Napoli) con il Jumbo. Divier apre a Milano il suo Circo Nazionale Togni. Moira va effettivamente a Napoli.

L’arrivo in Italia
Il 29 dicembre 1978 finalmente attracca al Porto di Napoli la nave Silvia. È un evento nell’evento, spettacolarizzato a dovere, come si conviene in questi casi. Dopo le cronache delle settimane precedenti, l’arrivo viene accolto al molo da frotte di giornalisti e operatori. Tra loro anche un giovane Sandro Ravagnani, che intervista Moira per conto di una emittente locale. Da lì a poco sarebbe nata una collaborazione virtuosa tra il giornalista salernitano e il gruppo di Walter Nones. Moira sale a bordo e come nel varo di una nave rompe due bottiglie di champagne in segno di buon augurio, per celebrare il ritorno in patria del suo circo.
Per concludere un racconto epico, perché solo di epica si può parlare, non c’è niente di più significativo di un bilancio umano fatto dalla viva voce di Giuseppe Nones: È stata una bella esperienza. E al contempo una tragica esperienza. Tragica non per i morti, perché tra noi non ce ne sono stati, ma perché venivamo fuori da una bella esperienza e tutto ciò che viene dopo di brutto è tragico. Alla fine della fiera, ti dico la verità, ci siamo anche divertiti un po’. Quando siamo stati fermi quei 5 mesi lì a Teheran, perché avevamo il cinema, guardavamo i film, ogni sera avevamo un film diverso, giocavamo a pallone…Avevo 25 anni.
