
Ho avuto la fortuna di conoscerlo e il privilegio di poter ascoltare dalla sua voce i racconti della sua infanzia, di un paesaggio ancora intatto – che tale rimarrà nelle sue poesie, – della leggendaria maestra Morchet, del suo amico Nino “signore del feudo di Dolle” risplendente di saggezza contadina, alla cui generosa tavola sedevano Ferdinando Camon, Nico Naldini, Federico Fellini.

In tutte le poesie si affollano e si incrociano con intense risonanze psichiche le voci, i suoni, gli idiomi più diversi, ma con una tensione sempre avvertibile verso quel microcosmo dell’infanzia che ci ha “battezzato” al mondo e alla vita. Mi piace ricordarlo con questa sua poesia, densa di immagini e di suoni ricorrenti, che si apre e si chiude nel segno di un’infanzia meravigliata e di un piccolo circo itinerante.
Maria Vittoria Vittori
Dolcezza. Carezza. Piccoli schiaffi in quiete.
Dolcezza. Carezza. Piccoli schiaffi in quiete.
Diteggiata fredda sul vetro.
Bandiere piccoli intensi venti/vetri.
Bandiere, interessi giusti e palesi.
Esse accarezzano libere inquiete. Legate leggiere.
Esse bandiere, come-mai? Come-qui?
Battaglie lontane. Battaglie in album, nel medagliere.
Paesi. Antichissimi. Giovani scavi, scavare nel cielo, bandiere.
Cupole circo. Bandiere che saltano, saltano su.
Frusta alzata per me, frustano il celeste ed il blu.
Tensioattive canzoni/schiuma gonfiano impauriscono il vento. Bandiere.
Botteghino paradisiaco. Vendita biglietti. Ingresso vero.
Chiavistelli, chiavistelle a grande offerta.
Chiave di circo-colori-cocchio circo. Bandiere.
Nel giocattolato fresco paese, giocattolo circo.
Piccolissimo circo. Linguine che lambono. Inguini. Bifide
trifide bandiere, battaglie. Biglie. Bottiglie.
Oh che come un fiotto di fiori bandiere balza tutto il circo-cocò.
Biglie bowling slot-machines trin trin stanno prese
nella lucente [ ] folla tagliola del marzo –
come sempre mortale
come sempre in tortura-ridente
come sempre in arsura-ridente ridente
E lui va in motoretta sulla corda tesa su verso la vetta
del campanile, dell’anilinato mancamento azzurro.
E butta all’aria. Bandiere. Ma anche fa bare, o fa il baro.
Bara nell’umido nel secco. Carillon di bandiere e bandi.
S’innamora, fa circhi delle sere.
Sforbicia, marzo. Tagliole. Bandi taglienti. Befehle come raggi e squarti.
Partiva il circo la mattina presto –
furtivo, con un trepestio di pecorelle.
Io perché (fatti miei), stavo già desto.
Io sapevo dell’alba in partenza, delle
pecorelle del circo sotto le stelle.
Partenza il 19, S. Giuseppe,
a raso a raso il bosco, la brinata, le crepe.
Andrea Zanzotto
Da Il galateo in bosco, Mondadori, 1978.

